mercoledì 27 ottobre 2010


Il paese delle culle piene qui il welfare non è un sogno

Il numero medio di figli è 1,61 e supera anche quello dell'Unione europea. Dalle regioni ricche come il Trentino e l'Emilia riparte la natalità, con l'aiuto delle immigrate. Le aziende si modellano sulla presenza femminile con orari flessibili e più congedi

BOLZANO - C'è un pezzo d'Italia dove i bambini continuano a nascere. Dove le culle sono piene e non vuote. Dove il tasso di demografia supera la media europea, e dove "essere famiglia" più che un evento straordinario sembra essere diventato la normalità.

Siamo a Bolzano, Alto Adige, provincia autonoma e porta delle Dolomiti, risalendo il paese secondo le statistiche dell'Istat, in una regione in cui la crescita zero appare lontana, e il numero medio di figli per donna, 1,61, distanzia e non di poco la media nazionale ferma a 1,42, e quella della Ue, dove il tasso di fecondità è di 1,52 bimbi per ogni mamma. Bisogna venire qui per capire quest'Italia rovesciata, dove al Sud storicamente "ricco" di bambini e oggi con la demografia in caduta libera, si è sostituito quest'angolo di Nord Est, tra vigne, montagne e filari di mele, in cui le aziende provano ad essere family-friendly, a conciliare lavoro e famiglia, la crisi c'è ma si vede un po' meno e gli ospedali hanno il record positivo di parti naturali.

Da 0 a 3 anni i più piccoli possono contare su una rete capillare di asili nido, micro-nidi e tagesmutter (gli asili a domicilio), le famiglie ricevono sostegni statali, regionali e provinciali, muti agevolati e trasporti gratuiti, le aziende concedono part time, telelavoro. E così a Bolzano come a Trento, capitali italiane della demografia, i bambini continuano a nascere, "sostenuti da un welfare in affanno ma ancora forte", sottolinea Eugenio Bizzotto, del Dipartimento per la Famiglia della Provincia di Bolzano, anche se i bollettini dell'Astat, l'istituto locale di statistica, ricordano che qualche anno fa andava ancora meglio.

I tagli ci sono, anche qui. Ma all'asilo nido comunale "Il grillo parlante", struttura di legno e vetro circondata da prati e montagne alla periferia di Bolzano, nel tepore dell'ora della siesta, il mondo dei bambini sembra essere protetto da un filtro di serenità e cura. Il più piccolo ha 5 mesi, il più grande 3 anni, le stanze sono in penombra, i lettini tutti occupati, nel silenzio si sentono i loro respiri regolari. Intorno spazi ampi, colori, grandi oblò perché i muri non siano cesure dello sguardo, c'è l'angolo dell'arte, la stanza dove si sta a piedi nudi per scoprire la differenza tra le cose, come una montagna granulosa di farina di polenta o un sacco pieno di oggetti. Al piano di sopra c'è il luogo dei travestimenti, i bagni hanno le vasche per i giochi d'acqua, e un ascensore conduce alla palestra con il teatro.

«Qui usiamo soltanto pannolini di stoffa e cibi biologici - racconta Roberta Passoni, coordinatrice del nido - e possiamo ospitare fino a 42 bambini. Per realizzare l'asilo abbiamo a lungo lavorato con gli architetti, perché tutto potesse rispettare e stimolare la creatività dei più piccoli, ed essere un luogo accogliente anche per i genitori, che possono lasciare qui i figli fino alle 15,30 del pomeriggio, mentre altri nidi sono aperti fino alle 18. Del resto il nido deve permettere di conciliare famiglia e lavoro, e noi cerchiamo di rendere il distacco tra la casa e il "fuori" il più lieve possibile».

È dalle regioni ricche come il Trentino Alto Adige o l'Emilia Romagna che il tasso di natalità è ripartito in Italia, seppure con il congruo sostegno dell'immigrazione. "Sono soprattutto le donne con 35 anni e oltre - si legge nel bollettino dell'Astat sulla natalità in Alto Adige - e principalmente quelle di nazionalità italiana, ad aver fornito il maggior apporto al recupero della fecondità locale", con una percentuale dell'80% di nascite italiane, e il 20% dovuto alle donne immigrate. Conferma Alessandro Rosina, professore di Demografia alla Cattolica di Milano: «Gli esempi di welfare positivo lo dimostrano: più servizi e più occupazione femminile portano ad una maggiore natalità, creando quel famoso ambiente family-friendly che dà fiducia e ottimismo alle coppie e le spinge a fare anche più di un figlio. In Italia però le isole felici sono ancora pochissime».

E per trovare un esempio "virtuoso", certificato addirittura con il "Metodo Audit", sistema di valutazione tedesco che premia i luoghi di lavoro che applicano strategie di conciliazione, bisogna salire a Postal, sopra Bolzano, tra natura e silenzio. L'azienda è la Dr Schar, leader europeo nella produzione di alimenti senza glutine, torte, biscotti, pane, pasta, e arrivando è proprio l'odore del pane fresco che si sente per tutta la valle. Dentro invece è come entrare in un'astronave ad altissima tecnologia, dove ogni "pezzo" viene impastato e infornato secondo rigorosi criteri scientifici. Un'azienda giovane, in veloce espansione, 189 dipendenti di cui 91 donne.

«Proprio l'alta presenza femminile nella nostra azienda ci ha portato ad attuare misure come gli orari flessibili, il telelavoro, il part time, l'estensione di sei mesi dei congedi di maternità - dice Herbert Spechtenhauser, direttore delle risorse umane - e non avendo ancora un asilo aziendale paghiamo ad ogni lavoratrice il 30% del costo di una tagesmutter. Spesso anche i neo-padri usufruiscono del congedo di paternità, e tutto questo si è trasformato in un rapporto di alta fidelizzazione con i dipendenti e in un bassissimo ricorso alla malattia».

Mamme che lavorano e culle piene. Nel 2009 nella provincia di Bolzano sono nati 5.232 bambini, di cui 1700 nel reparto di Ginecologia e Ostetricia diretto dal professor Sergio Messini. «Abbiamo strutturato le sale parto come se fossero delle stanze di casa, il travaglio si può fare nell'acqua, sul soffitto tante luci ricordano un cielo stellato, mentre aromi, massaggi e musica rendono questa fase più lieve, meno dolorosa.

Le donne sono libere di scegliere la posizione che preferiscono per partorire, ognuna ha un'ostetrica tutta per sé, che la segue anche dopo, a casa - spiega Sergio Messini - ma siamo in grado di organizzare un cesareo in 5 minuti e abbiamo un reparto all'avanguardia per le patologie neonatali. E questo recupero della "naturalità" pur nella totale sicurezza medica, ci ha portati ad avere il minor numero di parti cesarei in Italia, circa il 20% contro il 35% della media nazionale. Avere figli del resto è un fatto normale, oggi invece è diventato un evento straordinario e raro…».
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/16/news/culle_bolzano-8109036/

mercoledì 13 ottobre 2010

FAMIGLIA: PD, BONUS DI 3.000 EURO L'ANNO PER 3 ANNI PER OGNI FIGLIO


FAMIGLIA: PD, BONUS DI 3.000 EURO L'ANNO PER 3 ANNI PER OGNI FIGLIO

(ASCA) - Roma, 9 ott - All'assemblea nazionale PD il documento sul fisco riserva un paragrafo specifico alle famiglie introducendo la novita' del ''bonus per i figli'' di 3000 euro l'anno per ogni figlio, da introdurre a partire dalla fascia 0-3 anni per estenderla gradualmente anche ai figli piu' grandi, ma si punta anche al potenziamento dei servizi di cura come sostegno alle famiglie e all'incentivazione dell'occupazione femminile.

''Nell'ambito della discussione abbiamo voluto soffermarci sulla nuova proposta avanzata solo pochi giorni fa dal Forum delle Associazioni familiari intitolata 'fattore famiglia' -ha spiegato Cecilia Carmassi, della segreteria del Pd, responsabile alle Politiche per la Famiglia- sulla quale esprimiamo un grande interesse e la soddisfazione per un contributo che abbandona il tema del quoziente familiare (che avevamo sempre criticato perche', per esempio, favorisce i redditi piu' alti e penalizza l'occupazione femminile), mentre avanza proposte innovative come il tema della 'no tax area' come riconoscimento del fatto che una parte del reddito deve essere dedicata a sostenere le necessita' primarie della persona e che queste necessita' crescono al crescere dei carichi familiari''.

''Registriamo -ha detto Tiziano Treu, presidente del Forum PD sulle Politiche per la Famiglia- significative convergenze tra le proposte del Forum delle Associazioni familiari e quelle elaborate dal PD, convergenze che renderanno piu' agevole e produttivo un confronto piu' approfondito che nelle prossime settimane svilupperemo per definire una piattaforma sulle politiche della famiglia ampia e condivisa''.

sabato 9 ottobre 2010

Vuoi risparmiare sulle tasse? Divorzia


Vuoi risparmiare sulle tasse? Divorzia

A una coppia di coniugi milanesi è stato consigliato di separarsi per salvare il bilancia familiaredi Carlo LottieriÈ nota la situazione di quelle vedove che, per mantenere il diritto alla pensione di reversibilità legata al marito defunto, decidono di sposarsi soltanto in chiesa: unendosi in matrimonio davanti a Dio, ma continuando una vita da single di fronte allo Stato, al fine di non perdere il vitalizio. Ora però ci si trova a fare i conti con un caso nuovo, dato che - come spiegava ieri «IlSole24 Ore» - a una coppia è stato consigliato di divorziare per migliorare il proprio bilancio.

La vicenda è la seguente. Una signora milanese di 64 anni che ha lavorato soltanto 15 anni e quindi ha diritto a una pensione minima, in realtà non riceve i 500 euro che le spetterebbe, ma solo 192 euro, dato che il marito ha un reddito superiore ai 17 mila euro annui. Per giunta, non è neppure considerata interamente a carico del coniuge dato che supera di un centinaio di euro la soglia minima dei 2.840 euro annui. Per tale ragione la coppia subisce uno svantaggio all'incirca di 800 euro in più di imposta, senza poter beneficiare della gratuità dei farmaci e neppure dell'opportunità di detrarre tali costi dalla dichiarazione. Il quadro generale ha tutti gli elementi di una trappola, poiché abbiamo persone che stanno peggio di quanto sarebbero state se avessero avuto entrate inferiori. Se i coniugi avessero guadagnato un po' meno, avrebbero ottenuto una serie di vantaggi che, a conti fatti, ne avrebbero migliorato la situazione. Sembra un'assurdità, eppure è l'esito prevedibile di quel processo di sovraproduzione legislativa destinato per sua natura a causare, presto o tardi, conseguenze non volute: e quasi sempre si tratta di conseguenze spiacevoli.

Stando alle cronache, la donna non lascerà il marito, anche se le costerà caro. Ma certo la vicenda deve aprire gli occhi su come la produzione continua di leggi finisca per avvitarsi su di sé.

Si pensi alla condizione di chi ottiene un minimo aumento di reddito che lo porta, però, a perdere il beneficio di taluni servizi sanitari gratuiti, a pagare una retta più alta per l'asilo del figlio, e via dicendo. Chi ha predisposto le singole regole ha operato con la convinzione di aiutare i più deboli, introducendo tariffe differenziate, ma non si è reso conto come tutto questo inneschi meccanismi perversi.

In questo welfare caotico che mescola norme di diversissima provenienza può accadere - come nel caso ricordato - che sia conveniente guadagnare meno. E lo sanno assai bene quegli artigiani che quando tracciano a inizio dicembre un bilancio di massima della loro attività si rendono conto come sia opportuno smettere di produrre: proprio per evitare penalizzazioni.

Dinanzi a ciò è giusto indignarsi, ma non ci può stupire, dato che il legislatore è un «pianificatore» determinato a organizzare la società secondo un proprio disegno, ma che dispone di una limitata conoscenza della realtà: né potrebbe essere diversamente. Per giunta ogni norma viene ad aggiungersi a un sistema normativo già esistente e di grande complessità, così che è difficile per chi lavora in Parlamento avere sotto controllo tutte le implicazioni delle scelte che vengono assunte. Alla fine ogni norma nuova interviene in un quadro farraginoso ed è approvata da soggetti inconsapevoli di come essa s'innesterà sull'ordine giuridico complessivo.

C'è solo una via di uscita: chiedere al Parlamento e ai mille altri attori della ragnatela di norme in cui viviamo di limitarsi. Se le catene del nostro tempo sono costruite con la carta di burocrati e legislatori, è bene chiedere loro di astenersi quanto più sia possibile.

Per giunta è opportuno che il sistema di welfare si semplifichi. Se proprio si vuole tenere in vita un sistema redistributivo, si usi una leva e solo quella. Si dia più soldi a chi non ha, ma poi non si introducano altri vantaggi quando si deve fare un abbonamento al tram, acquistare un farmaco e via dicendo.

Se non si farà così, ci si troverà di continuo a sorprendersi di fronte a coppie spinte a separarsi non perché sia finito un amore, ma perché l'ordine giuridico è impazzito. E ci fa impazzire sempre di più.

Da Il Giornale, 8 ottobre 2010

giovedì 7 ottobre 2010

Una famiglia su 3 non autosufficiente

Crisi: Ania, una famiglia su 3 non autosufficiente

ROMA (MF-DJ)--Una famiglia su tre si trova in difficolta' per sostenere i costi di malattie gravi e di condizioni di non autosufficienza o per la perdita di reddito del capofamiglia.

Questi i risultati di un'indagine realizzata dal Censis per il Forum Ania-consumatori. I cittadini chiedono un welfare piu' efficiente e protettivo, che puo' essere realizzato con un maggiore coinvolgimento del volontariato, delle regioni e delle imprese. Dal confronto che il Forum ha sviluppato su questo tema nasce la convinzione comune che il sistema attuale e' statico e non piu' adeguato a rispondere alle esigenze dei cittadini. La non autosufficienza e l'impossibilita' di pagare le spese mediche rappresentano la prima paura degli italiani, piu' sentita della criminalita' e della disoccupazione. A cio' si accompagna la richiesta di un welfare piu' protettivo, efficiente e responsabile, che dia risposte concrete a tutti i cittadini sui temi della sanita' e della previdenza. com/liv

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=781819&lang=it

Contatore visite