mercoledì 12 maggio 2010

L'Ocse: Italia maglia nera per i salari

L'Ocse: Italia maglia nera per i salari
Il nostro Paese resta al 23esimoposto della classifica: meglio dinoi pure Grecia, Irlanda e Spagna

Italia al palo: i salari restano tra i più bassi tra i Paesi Ocse. I nostri stipendi medi risultano al ventitreesimo posto della classifica, con il 16,5% in meno rispetto alla media Ocse, sia nel caso di lavoratori single che nel caso di lavoratori con famiglia. Classifica alla rovescia invece per il peso di tasse e contributi: con il 46,5% l’Italia sale al sesto posto dei Paesi dove il cuneo fiscale, ovvero la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto il lavoratore effettivamente incassa, è più alto. A diffondere i dati è stata oggi l’Ocse nel rapporto annuale ’Taxing Wages’, che conferma una situazione che è così da anni.Il salario annuale netto del lavoratore medio è in Italia di 22.027 dollari, contro i 26.395 della media Ocse, i 28.454 della Ue a 15 e i 25.253 della Ue-19. La classifica riguarda il salario netto annuale medio di un lavoratore single senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari e a parità di potere d’acquisto. Se si guarda alla classifica del guadagno medio di un lavoratore con famiglia, unico percettore di reddito con a carico coniuge e due figli, il reddito netto degli italiani sale a 26.470 euro ma resta inchiodato, anche in questo caso, al 23/o posto della classifica Ocse. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. Gli stipendi risultano però più generosi rispetto a quelli dei Portoghesi, Polacchi, Ungheresi. In coda alla classifica i Messicani. Il carico di tasse e contributi sui salari italiani è meno pesante se il lavoratore ha famiglia e, dal 2008 al 2009, «la preferenza fiscale per le famiglie è cresciuta in quindici Paesi Ocse» tra i quali figura l’Italia.Il peso di tasse e contributi sui salari, il cosiddetto cuneo fiscale, è in Italia al 46,5%. Nella classifica dei maggiori trenta Paesi, aggiornata al 2009, l’Italia è al sesto posto per tassazione sugli stipendi, dopo Belgio (55,2%), Ungheria (53,4%), Germania (50,9%), Francia (49,2%), Austria (47,9%). Il peso di imposte e contributi sui salari in Italia è rimasto stabile dal 2008 al 2009, registrando solo un lieve calo (-0,03%). Bisogna «aumentare la produttività e scalare le tasse» per «dare al salario italiano una sua giusta dimensione», ha commentato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. «Da mesi chiediamo al governo - ha detto il segretario confederale della Cgil Agostino Megale - un piano triennale di riforma fiscale per ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni». Per Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, «la questione dell’ attuale potere d’acquisto di salari e pensioni è obiettivamente penalizzante non solo per le famiglie, ma anche per l’economia, e il basso livello dei consumi lo testimonia».

sabato 8 maggio 2010


Tariffe, boom rincari in 5 anni - Impennata record per quelle locali

ROMA - Dalle poste ai pedaggi autostradali, dai trasporti al canone tv: è boom di rincari per le tariffe pubbliche. L'Osservatorio prezzi e mercati di Unioncamere, ha infatti elaborato nuovi dati secondo i quali le tariffe postali sono rincarate del 13% circa, quelle autostradali del 15%, quelle ferroviarie del 26%, mentre per i trasporti marittimi l'impennata è stata di oltre il 38%. Tirando le somme, l'aumento registrato nel 2009 porta l'incremento complessivo delle tariffe pubbliche negli ultimi cinque anni al più 15%.

Tariffe locali. Ma ad aumentare in maggior misura sono le tariffe locali: tra il 2005 e il 2009, per i rifiuti solidi urbani il rincaro è stato del 29,1% e del 4,5% lo scoro anno. Per l'acqua potabile invece il rialzo è stato del 31,8% nel quinquennio e del 7,6% solo 2009.Gli aumenti sono dovuti alla tendenza a portare le tariffe a livelli compatibili con la totale copertura dei costi del servizio, "secondo un processo di ristrutturazione che - stando a quanto riferito dall'Unioncamere - implica per il settore dei rifiuti il passaggio dalla tassa (Tarsu) alla tariffa (Tia), e per quello dell'idrico il passaggio al Metodo normalizzato previsto dalla legge Galli. E' evidente - denuncia l'associazione - che questi aumenti contribuiscono a erodere il potere d'acquisto delle famiglie e ad accrescere i costi che gravano sui bilanci delle imprese, in particolare piccole e medie: una maggiore moderazione in questo senso sarebbe auspicabile, soprattutto in una fase come quella attuale in cui gli equilibri economico-finanziari degli uni e degli altri sono già messi a dura prova dalla debolezza del mercato del lavoro e dall'aumento delle materie prime".
Rispetto a Eurolandia. E in Italia, l'andamento dei rincari è superiore alla media europea e a quello degli altri Paesi. Il prezzo dei servizi finanziari (più 89,9%), comparto nel quale rientrano anche quelli bancari, viaggia a un ritmo doppio rispetto a Eurolandia, dove l'aumento è del 43%, e quadruplo rispetto alla Francia (più 22,2%). In Germania l'aumento è del 31%, mentre nel Regno Unito si registra addirittura un calo (meno 22%). Peggio dell'Italia va soltanto la Spagna (più 97,2%). Rincari record anche per gli affitti: il più 49% dell'Italia è secondo solo al più 72,9% della Spagna e superiore al più 28,1% della media, mentre tutti gli altri registrano aumenti molto più contenuti (appena più 16,7% la Germania). L'acqua potabile è invece cresciuta del 68,4% contro il 41% di Eurolandia, i rifiuti del 68,3% (più 55,4% in Europa), l'elettricità del 36,2% (più 31,9%), i trasporti marittimi dell'86,2% (più 47,2%) e i servizi postali del 37,6% (più 27,3%).
Assicurazioni. Dal 1996 al 2009 i prezzi delle assicurazioni in Italia sono aumentati del 131,3%, contro il più 35,3% della zona euro. A certificare la galoppata di Rc auto e altri prodotti assicurativi è il Quaderno dei prezzi del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell'Economia relativo a dicembre 2009.

Shopping. Anche per il classico shopping in Italia la spesa è aumentata ben più che altrove: per l'abbigliamento si registra un rincaro del 22,4%, che è più del doppio dell'aumento europeo (più 8,9%); il più 29,8% delle calzature si confronta con il più 18,1% di Eurolandia; per i libri in Italia si spende il 34,2% in più, contro il più 24,6% dell'eurozona. Molto minore è invece il distacco nel carrello della spesa: gli alimentari dal 1996 a oggi sono aumentati del 32,6% in Italia e del 30% in Europa.

Benzina. Si registrano invece aumenti inferiori alla media della zona euro nel caso della benzina: la voce carburanti e lubrificanti in Italia è cresciuta del 36,1%, meno degli aumenti registrati in tutti gli altri Paesi presenti nello studio e anche meno della media europea (più 54,9%).


Famiglia, nasce l’AgenziaServizi e tariffe su misura
I costi dipenderanno da un quoziente famigliare Il neo assessore Ferrazzi:«conterà il fattore-figli»

VENEZIA — Un’Agenzia per la Famiglia. E un «quoziente familiare» a cui il Comune dovrà fare riferimento nella tariffazione dei servizi, a partire dai trasporti. Comincia da qui il piano strategico del neo assessore Andrea Ferrazzi a sostegno delle famiglie del comune di Venezia. «Faremo politiche familiari evitando approcci ideologici—dice l'assessore alle Politiche educative, Sport e, appunto, Politiche per la Famiglia — è evidente che in momenti di crisi economica dobbiamo fare di tutto perché la gente non si senta sola e rafforzare la rete di solidarietà: in questi momenti bisogna aumentare la spesa, non tagliarla ».
Soprattutto se a tavola raduni una famiglia numerosa: «Agiremo sulla tariffazione dei servizi—dice Ferrazzi — bisogna continuare a seguire il criterio dell'Isee, che va potenziato assieme al criterio del Quoziente Familiare. Molto laicamente — continua — dobbiamo sviluppare politiche che rafforzino la rete intorno alla famiglia, per questo per la prima volta il Comune di Venezia ha un assessorato alle Politiche per la Famiglia e un istituto che si chiamerà Agenzia per la Famiglia».

venerdì 30 aprile 2010

FAMIGLIA: IL 2009 ANNO NERO. POCHI NUCLEI SALVI DA CRISI


FAMIGLIA: IL 2009 ANNO NERO. POCHI NUCLEI SALVI DA CRISI

Il 2009 e' stato l'anno ''nero'' per le famiglie italiane, con la crisi economica che ha 'morso' praticamente tutte le tipologie. E' quanto mette in luce uno studio realizzato dall'Iref (l'ente di ricerca delle Acli) in collaborazione con la Caritas italiana.Secondo l'indagine, condotta nel corso del 2009 e nella prima parte del 2010 attraverso interviste telefoniche ad un campione di famiglie (1.500) rappresentative della popolazione italiana, infatti, solo il 2,2% delle famiglie contattate ritiene, infatti, di aver migliorato la propria condizione economica.La crisi economica, in sostanza, avrebbe prevalentemente condizionato i consumi delle famiglie. Comparando i dati raccolti durante le interviste di settembre del 2009 con quelli di febbraio 2010, rimane elevata ma stabile la quota di famiglie che nei quattro mesi precedenti all'intervista hanno acquistato prodotti a basso costo (rispettivamente 67,8% e 66,1%). Sale invece di oltre dieci punti la percentuale di intervistati che afferma di aver risparmiato sulla cura della propria persona (dal 33% del settembre 2009, al 44,5% rilevato a febbraio 2010); allo stesso modo si nota un incremento della percentuale di famiglie che hanno risparmiato su acqua, luce e gas (32,1% nel 2010): +11,5% rispetto al periodo precedente.Sempre a febbraio 2010, piu' di una famiglia su tre (34,8%) ha risparmiato sull'acquisto di generi alimentari di base (pane, pasta e carne). Tra le famiglie economicamente solide, quelle che hanno un alloggio di proprieta' e dei risparmi accantonati, la percentuale di nuclei che hanno ridimensionato la spesa sui generi di prima necessita' e' appena del 19,8%; in assenza di una casa di proprieta' e di risparmi, la percentuale di famiglie fragili che risparmiano sul mangiare sale al 68,4%. Il ruolo dei costi fissi nella definizione dei comportamenti di consumo e' dunque molto forte: se si deve far fronte ad un impegno di spesa periodico, come quello di un affitto o di un mutuo, occorre risparmiare un po' su tutto, anche su pane, pasta e carne.Ad alimentare il sentimento d'incertezza che serpeggia tra le famiglie italiane e' il rischio di perdere il posto di lavoro: il 67,8% degli intervistati ha dichiarato di essere molto o abbastanza preoccupato dall'idea che nel corso del 2010 un proprio familiare possa perdere il lavoro. Sono i nuclei familiari in cui sono presenti dei figli (coppie e famiglie mono-genitoriali) ad essere piu' insicuri da un punto di vista occupazionale.Il 2009 e' stato anche l'anno nel quale sono state varate diverse novita' nel campo del contrasto alla poverta' e al disagio socio-economico delle famiglie: tre famiglie su quattro conoscono la carta acquisti; mentre sette su dieci sanno dell'esistenza di un bonus famiglie; la percentuale scende al 59,9% per quel che riguarda il bonus elettrico e al 52,9% per l'assegno terzo figlio.

welfare. La Spagna pensa alla pensione "formato famiglia"


welfare. La Spagna pensa alla pensione "formato famiglia"

La proposta delle famiglie numerose spagnole
La federazione spagnola delle famiglie numerose ha elaborato una proposta per un sistema pensionistico che premia chi ha scelto di aprirsi alla vita e riconosce il valore del carico familiare come valore per tutta la società, che cioè nel calcolo della cifra della pensione tenga conto anche del "contributo demografico": tre anni di contributi figurativi per ogni figlio.
Accanto a questo la proposta mira a una riforma complessiva delle tutele legate alla maternità: in Spagna infatti l'astensione retribuita dal lavoro, in caso di maternità, è di sole 16 settimane.

Il Fisco in riva alla Senna


Il Fisco in riva alla Senna

Le famiglie italiane sopportano uno dei più elevati carichi fiscali d’Europa. Lo attesta uno studio della Cgia di Mestre, in cui si sottolinea come le cose - rispetto a quanto avviene nelnostro Paese in questo campo - vadano ben diversamente in Francia (dove siapplica il quoziente familiare).
Occhio puntato sulla famiglia tipo
La ricerca dell’Assocazione degli artigiani e della Piccola impresa, infatti, si è concentrata in maniera particolare in un raffronto tra la situazione fiscale di una famiglia italiana e di una francese (composte entrambe da marito, moglie e 2 figli a carico). Nello svolgimento della propria indagine, la Cgia ha considerato solo la tassazione dell’imposta personale, senza tenere in conte le addizionali Irpef.

Quant’è diverso il carico fiscale
Stando ai risultati, con un reddito pari a 30000 euro, il carico fiscale che una famiglia (non importa se monoreddito o bireddito) deve sopportare in Francia è di 348 euro. All’interno del nostro Paese, con un reddito equivalente, il carico fiscale sale a 5010 euro se si tratta di un nucleo familiare monoreddito e a 2842 euro, nel caso la famiglia sia bireddito.
Diversità crescentiUgualmente sconsolante, per le tasche degli italiani, rimane il confronto al crescere del reddito. Quando questo raggiunge i 55000 euro, infatti, la famiglia francese è sottoposta a una tassazione di 2988 euro, mentre, come rileva la Cgia di Mestre, la famiglia italiana versa all’erario 15989 euro (se monoreddito) e 10530 euro (se bireddito). Ancora più marcate risultano le differenze in caso di un reddito di 150.000 euro: oltreconfine si pagano 25324 euro di tasse, mentre, sul suolo italiano, sulla famiglia grava un peso di 57670 euro (se monoreddito) e di 50331 euro (se bireddito).

mercoledì 21 aprile 2010

Italia 2020, rivoluzione in famiglia


Italia 2020, rivoluzione in famiglia"Un figlio su due fuori dalle nozze"

Già oggi oltre il 20% dei bambini ha genitori non sposati. E in dieci anni il fenomeno raddoppierà. "Più evidente al Nord, ma non sarà la fine del matrimonio", spiega il demografo Alessandro Rosina

ROMA - Nasceranno fuori dal matrimonio ma saranno amatissimi lo stesso. Un bambino su due, nei prossimi dieci anni, sarà concepito da genitori non sposati. L'Italia di domani sarà così, la nuova radicale trasformazione della famiglia è già in atto ma corre più veloce del previsto, e rischia di far saltare tradizioni consolidate e ordinamenti giuridici.Già oggi nel nostro paese il numero dei "figli naturali", così definiti in modo arcaico per differenziarli dai "figli legittimi" venuti al mondo all'interno del matrimonio, supera il 20% di tutte le nascite. Con una fortissima accelerazione negli ultimi anni, basti pensare che nel 2000, secondo le tabelle dell'Istat, i bimbi di coppie non sposate erano poco più di 50mila, e nel 2007 circa 117mila. Una velocità di cambiamento che porterà, secondo una proiezione statistica realizzata da Alessandro Rosina, docente di Demografia all'università Cattolica di Milano, ad uno scenario per cui nel 2020 in Italia una nascita su due avverrà fuori dal matrimonio. Un dato lontano dalle previsioni inglesi, dove l'Ons, Office for National Statistics, calcola che nel 2014 addirittura il 75% dei neonati vedrà la luce fuori dal matrimonio, ma che per il nostro paese è davvero sintomo di un cambiamento profondo. "Sono il primo ad essere rimasto sorpreso quando ho calcolato l'attuale curva di crescita delle nascite extranuziali e l'ho proiettata nei prossimi dieci anni - spiega Alessandro Rosina - ma il dato che emerge è che nel 2020 oltre il 50% dei bimbi avrà genitori non sposati. Il cambiamento sarà all'inizio più evidente nelle regioni del Nord, ma entro il 2025 sarà totale anche al Sud, dove comunque il matrimonio resiste ancora. E questo porterà ad una radicale trasformazione della famiglia, tenendo conto che è soltanto dalla metà degli anni Novanta che in Italia la nascita di un bimbo fuori dalle nozze è diventato fatto comune e accettato...". Questo però non significa affatto la fine del matrimonio come istituzione. Perché, aggiunge Rosina, quello che sta succedendo è che le coppie scelgono di sposarsi "dopo". Ossia dopo aver convissuto, e soprattutto dopo aver messo al mondo un figlio. "Le nozze non sono più le fondamenta di una famiglia, ma sono in un certo senso il tetto. Arrivano cioè quando la coppia si sente salda, da fidanzati ci si trasforma in genitori e si sente il bisogno di dare stabilità alla propria unione e ai propri eredi. Allora, ma soltanto allora, si regolarizza l'unione".
Al di là infatti dei mutamenti culturali, la realtà è assai più complessa. A cominciare dal lessico, che ancora divide i bambini tra figli legittimi e figli naturali, come avverte Paola Di Nicola, docente di Sociologia della Famiglia all'università di Verona. "Se questi sono i numeri - dice Paola Di Nicola - ed è probabile a giudicare dalle nascite in coppie di fatto, è evidente che si dovranno trovare delle forme di tutela per famiglie di questo tipo. Dove i rischi, ci tengo a dirlo, non sono tanto dei bambini, quasi del tutto equiparati ai figli legittimi, ma del coniuge spesso più debole, ossia la donna. Che non è affatto tutelata in una convivenza, non ha alcun diritto sull'eredità del compagno, sulla pensione o altro. Non credo però che abbia senso equiparare sul fronte dei diritti una coppia di fatto ad un matrimonio: allora è come se fossero tutti sposati. Dal mio punto di vista credo che si enfatizzi il rifiuto del matrimonio: se infatti anche la famiglia di fatto cerca oggi una tutela giuridica perché rifiutare il matrimonio, che nella sua forma civile è, di fatto, un contratto?".Un contratto denso di simboli però. E di certo qualcosa dovrà cambiare. Perché sul fronte bimbi ad esempio, non tutto è compiuto. I figli naturali quando nascono hanno vincoli di parentela soltanto con i propri genitori e i nonni. Non acquisiscono invece zii e cugini. E se la mamma e il papà si separano di loro non si occupano i tribunali ordinari, ma il tribunale per i minori. Insomma non è così "uguale" per la legge nascere legittimi o naturali.
di MARIA NOVELLA DE LUCA

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