martedì 19 gennaio 2010

Influenza A: emergono le verità nascoste


Influenza A: emergono le verità nascoste


14 gennaio 2010 - Il Consiglio d'Europa lancia l'accusa: l'Organizzazione mondiale della sanità si è lasciata influenzare dall'industria farmaceutica nella gestione della pandemia legata al virus A/H1N1. In Italia il contratto per la fornitura di vaccini tra ministero della Salute e Novartis, pieno di lati oscuri e inspiegabilmente squilibrato, è coperto dal segreto di Stato.
Un'epidemia creata per vendere farmaci e vacciniLa annunciata pandemia non ha fatto i danni temuti: quello che resta sono milioni di dosi di vaccino inutilizzate.
Il presidente della Commissione sanità del Consiglio d'Europa Wolfgang Wodarg ha lanciato un'accusa: sarebbero state le aziende farmaceutiche, per spingere le vendite di farmaci e vaccini, a influenzare la decisione dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di dichiarare lo stato di pandemia per il virus A/H1N1.
Il Consiglio di Strasburgo ha già approvato una risoluzione con cui si avvia un'inchiesta sul ruolo delle aziende del farmaco nella vicenda. Un primo dibattito urgente è in programma nella prossima sessione plenaria dell'assemblea, fissata per fine gennaio.
L'Oms ha annunciato a sua volta l'apertura di un'indagine interna, affidata ad esperti indipendenti, per verificare tutti i passaggi che hanno portato ad innalzare il livello di allarme e decretare l'emergenza pandemia nell'aprile del 2009.


SCUOLA: FINI, CONSENTIRE A FAMIGLIE SCELTA TRA PUBBLICA E PRIVATA


SCUOLA: FINI, CONSENTIRE A FAMIGLIE SCELTA TRA PUBBLICA E PRIVATA


ASCA - Roma, 18 gen - Le famiglie devono essere messe nelle condizioni di poter scegliere liberamente per i propri figli la scuola pubblica o quella privata. Lo ha affermato il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel suo intervento alla presentazione del Rapporto su 'La sfida educativa' a cura della Cei.''Le istituzioni devono sostenere l'azione educativa delle famiglie - ha spiegato Fini - fornendo ad esse il maggior numero di opportunita' possibili. Tra queste opportunita', quella che acquista un sempre maggior rilievo nell'odierna societa' aperta e pluralista, e' la 'liberta' educativa', che consente nel favorire la possibilita' dei genitori di scegliere, tra scuola pubblica e scuola cosiddetta privata, quella meglio rispondente alle esigenze, ai valori e alle aspettative della famiglia''.


Equo compenso: 100 euro annui in più a famiglia



Equo compenso: 100 euro annui in più a famiglia


A seguito della firma del “Decreto Bondi“, arriva nel nostro Paese la cosiddetta tassa sull’equo compenso, ovverosia una maggiorazione di prezzo intrinseca su tutti i prodotti tecnologici, e comunque quelli dotati di memoria, per “ripagare” gli autori delle copie effettuate dagli utenti. Ebbene, secondo Altroconsumo, con l’equo compenso, fortemente voluto dalla SIAE, non solo ogni famiglia pagherà in media 100 euro in più all’anno, che si aggiungono alla sfilza dei rincari, ma si arriverà a pagare questa “tassa” anche fino a tre volte.

http://www.vostrisoldi.it/articolo/equo-compenso-100-euro-annui-in-piu-a-famiglia/23603/

domenica 17 gennaio 2010

I disoccupati ci sono ma non si vedono




I disoccupati ci sono ma non si vedono
di ILVO DIAMANTI

Esistono problemi visibili e altri invisibili. A prescindere - direbbe Totò - non solo dalla realtà ma anche dalla percezione. La disoccupazione, ad esempio, esiste: nella realtà e nella percezione. Ma parlarne è da irresponsabili e mostrarla anche peggio. Basta pensare alla reazione del governo di fronte alle stime fornite dalla Banca d'Italia, che considera il tasso di disoccupazione "reale" superiore al 10%: 2.600.000 persone. Un calcolo scorretto e fantasioso, secondo il ministro Sacconi. Perché associa ai disoccupati anche i cassintegrati cronici e i "lavoratori scoraggiati". Quelli, cioè, che rinunciano a cercare occupazione perché ritengono la situazione sfavorevole. Un'operazione scorretta, quella praticata dalla coppia Epifani-Draghi. Entrambi disfattisti e, implicitamente, comunisti. Imprenditori delle fabbriche che producono pessimismo, come li ha definiti il premier Berlusconi. Seminano sfiducia e rischiano, in questo modo, di alimentare una crisi che ormai è alle spalle. Anche se i cittadini non sembrano accorgersene. Afflitti da una "percezione" diversa - e distorta. La disoccupazione, infatti, preoccupa il 37% degli italiani, secondo la recente indagine di Demos per Unipolis sulla (in)sicurezza. Il 2,5% più dell'anno scorso, ma il 7% più di due anni fa. È motivo di angoscia, non solo in Italia, anche nel resto d'Europa. Il 51% dei cittadini della UE (dati Eurobarometro) la indica fra le due principali emergenze da affrontare. E il 40% aggiunge anche la crisi economica. Tuttavia, nel nostro paese, questa percezione è anti-italiana. In contrasto con gli interessi nazionali e con la rappresentazione mediale della realtà.

Infatti, se si prendono in considerazione i telegiornali di prima serata delle reti Rai e Mediaset (rapporto dell'Osservatorio di Pavia per Unipolis, dicembre 2009), alla disoccupazione e alle difficoltà economiche delle famiglie, nel periodo fra il 18 ottobre e il 7 novembre 2009, viene dedicato il 7% delle notizie "ansiogene".

Quelle, cioè, che raccontano fatti e contesti critici. L'anno prima, nello stesso periodo, lo spazio delle notizie riferite ai problemi economici e dell'occupazione sui telegiornali delle reti pubbliche e private era oltre 4 volte superiore: 27%. Due anni prima, nell'autunno 2007, intorno al 16%. Per cui la disoccupazione c'è, si sente e fa paura. Ma non si deve dire troppo forte. E comunque non si vede.
Per l'articolo intergrale vai sul sito:

Papà, mamma e figli: siamo i più tartassati d’Europa


Papà, mamma e figli: siamo i più tartassati d’Europa


Le famiglie italiane sono tra le più «tartassate» d’Europa. E il carico fiscale è ancora più pesante quando a portare a casa lo stipendio è solo il capofamiglia. Una situazione a dir poco sconfortante soprattutto a confronto con quella di un Paese a noi vicino: la Francia, dove è applicato il «quoziente familiare» che prevede una imposta sulle persone fisiche che decresce all’aumentare del numero dei componenti. È quanto rileva un’analisi condotta dall’Ufficio Studi degli artigiani di Mestre.

Per rendere omogeneo il confronto - rileva una nota dell’associazione - sono state prese come riferimento una famiglia italiana e una francese composte entrambe da marito, moglie e 2 figli a carico con redditi da lavoro dipendente. Per la famiglia italiana, però, sono state fatte due ipotesi: la prima, in cui è solo il capofamiglia a percepire un reddito, mentre nella seconda a lavorare sono entrambi i coniugi. Il calcolo dei livelli di reddito è stato fatto basandosi sull’imponibile Irpef. La comparazione riguarda solo la tassazione dell’imposta personale, senza includere le addizionali Irpef.

Nel caso del reddito di 30mila euro, in Francia il carico fiscale annuo è di 348 euro, indipendentemente dal fatto che la famiglia sia mono o bireddito. In Italia, invece, se il nucleo è monoreddito il peso fiscale raggiunge i 5.010 euro, cioè 4.662 euro in più rispetto alla famiglia francese, se bireddito raggiunge i 2.842 euro, ossia 2.494 in più.

Al secondo livello, cioè un reddito di 55mila euro, invece, la famiglia francese è sottoposta ad una tassazione di 2.988 euro. In Italia il nucleo monoreddito paga 15.989 euro - 13mila in più rispetto alla famiglia d’Oltralpe - quello bireddito versa all’Erario 10.530 pari a 7.542 euro in più.


A fare la differenza è il quoziente familiare, che si applica al «foyer fiscal», comprendente il contribuente, il coniuge, i figli minori e gli eventuali invalidi conviventi. In estrema sintesi, il sistema è basato sulle cosiddette «quote»: ogni figlio vale metà quota, ma a partire dal terzo ne vale una intera. Il reddito imponibile viene quindi diviso per il numero delle quote, ottenendo così il quoziente familiare, che vale anche per le coppie «Pacsate», cioè in unione civile da almeno 5 anni. In Italia invece «nonostante gli sgravi fiscali dati in questi decenni dai vari governi che si sono succeduti - commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - il peso delle imposte è ancora eccessivo. Soprattutto per le famiglie monoreddito, che costituiscono quasi la metà dei nuclei familiari italiani. Una tipologia familiare concentrata prevalentemente al sud e tra le più colpite dalla crisi economica in atto». Non solo: «Rispetto ai principali Paesi europei - aggiunge Bortolussi - le famiglie italiane sono oggetto di ulteriori costi, dovuti all’inefficienza del nostro sistema pubblico. Mi riferisco ai lunghissimi tempi di attesa per effettuare le visite specialistiche presso i nostri ospedali che costringono molte persone a rivolgersi alle strutture private. Oppure all’inadeguatezza del nostro sistema di trasporto pubblico che spesso obbliga molti italiani ad usare l’automobile privata per recarsi al lavoro».





PER FAMIGLIE ITALIANE SALASSO DA 9.000 EURO CON MONETA UNICA


PREZZI: CONSUMATORI, PER FAMIGLIE ITALIANE SALASSO DA 9.000 EURO CON MONETA UNICA


Roma, 16 gen. - (Adnkronos) - Sette anni di rincari, innescati dall'ingresso dell'euro il primo gennaio del 2002, hanno fatto perdere a una famiglia italiana 9000 euro. E' il bilancio pesante che tracciano Adusbef e Federconsumatori, che hanno effettuato un monitoraggio di 99 prodotti di beni e servizi di largo consumo dal 2001, ancora nell'era della lira, al 2009. Per ben 87 prodotti dell'elenco tenuto sotto esame, gli aumenti intervenuti in questi anni sono risultati superiori all'inflazione media cumulata (+19,36%). In cima alla classifica spicca il gelato che dalle 1.500 lire del 2001 e' arrivato a 3 euro nel 2009, con un incremento, nel periodo, del 290%. Altro aumento record e' quello della penna a sfera (500 lire nel 2001 e 0,80 euro nel 2009), vede un incremento del 207%. Tramezzini e pizza margherita non sono da meno, con incrementi, rispettivamente, del 162% e del 155%.


Fisco: maxi carico per famiglie


Fisco: maxi carico per famiglie
Duro confronto, in Francia applicato il quoziente familiare


(ANSA) - VENEZIA, 16 GEN - Il carico fiscale per le famiglie italiane e' tra i piu' alti d'Europa. Ed e' sconfortante il confronto con altri paesi, dice Cgia Mestre. In particolare il paragone con la Francia, dove e' applicato il ''quoziente familiare''.Con un reddito di 30.000 euro, in Francia il carico fiscale annuo (indipendentemente dal fatto se la famiglia e' mono o bireddito) e' di 348 euro. In Italia se il nucleo e' monoreddito il peso fiscale raggiunge i 5.010 euro (+4.662 rispetto alla francese).

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/01/16/visualizza_new.html_1674031553.html

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