sabato 16 gennaio 2010

Bergamo, torna la Family card


Bergamo, torna la Family card per le famiglie numerose

Il Comune di Bergamo ha deciso anche per l'anno 2010 di sostenere le famiglie numerose della città rinnovando l'iniziativa della Family Card. Attraverso questo strumento tutti i nuclei famigliari con almeno tre figli residenti nella città potranno godere di una ricca varietà di sconti agevolazioni e promozioni relative ad acquisto di beni di consumo e di servizi presso tutti gli operatori economici pubblici e privati che hanno aderito al progetto.

In un periodo congiunturale di crisi economica come quello attuale, dove la capacità di spesa all’interno delle famiglie si è purtroppo ridotta, il Comune ha deciso di credere fortemente in questo progetto di sostegno credendo che possa costituire un valido ausilio al mantenimento delle esigenze economiche del vivere quotidiano. E comunque rimane un valido strumento da utilizzarsi senza timori e vergogne alcune, perchè può anche costituire premio per l'impegno profuso dai genitori nella vita famigliare.

«Va dato atto anche a tutti gli aderenti esercizi commerciali e artigiani, istituti finanziari, professionisti e che l'Amministrazione pubblica ringrazia formalmente - sottolinea l'assessore al Commercio, Enrica Foppa Pedretti -, che han dato una dimostrazione di buona volontà come mai abbiamo riscontrato prima. A tal proposito ringrazio anche le associazioni di categoria che hanno collaborato con grande entusiasmo e sollecitudine a questo progetto: Ascom, Confesercenti, Associazione Artigiani, Aspan Federfarma, Assopto.

La Family Card garantisce per tutto l'anno molte opportunita di sconto presso negozi di alimentari, macellai, fruttivendoli, panifici, supermercati, ma anche ottici, dentisti, farmacie, librerie per narrativa e libri di testo, impianti sportivi, teatri e iniziative culturali, attività ricreative pizzerie da asporto lavanderie e pasticcerie Il Comune ha partcipato lui stesso - tramite ATB, Gamec, Teatro Donizetti e Bergamo Sport - con convenzioni di sconto sui servizi. E’ stata data un veste grafica fresca e d effetto in modo che il fascicolo con le convenzioni abbia una certa visibilita e possa essere costantemente ricordato e non accantonato in un cassetto e il fascicolo si e arricchito di 8 pagine.

Sono state rimosse alcune criticità del passato che hanno in un certo senso limitato le potenzialita del progetto. La riduzione di quantità troppo alte (ad esempio, 1 kg di pane per poter usufruire dello sconto) oppure l'adesione piu capillarizzata del numero di macellai e fruttivendoli che potrebbero questa volta allargare il numero delle famiglie aderenti.

L’Amminitrazione comunale si impegna a migliorare la promqzione dell’iniziativa attraverso un preciso progetto promozionale che si sviluppera per tutto il 2010 e a coinvolgere anche i media locali Il fine e quello di mantenere elevata e costante l’attenzione e l'adesione all’iniziativa delle famiglie residenti nel Comune di Bergamo. Il Comune, infine, ringrazia per la partecipazione la famiglia Maroncelli della Associazione famiglie numerose di Bergamo e la famiglia Togni.

Tutti i vantaggi della Family card di Palazzo Frizzoni sul sito Internet www.comune.bergamo.it/familycard

venerdì 15 gennaio 2010

Famiglia. La retromarcia di Silvio


Il premier prima annuncia e poi scarica il quoziente familiare. Il commento del Forum famiglie

11 settembre 2009: Silvio Berlusconi scrive a Giovanardi: «Il quoziente familiare è un preciso obiettivo del governo e faremo di tutto per introdurlo entro la fine della legislatura» E «quanto prima» sarà dato alle famiglie numerose e monoreddito un «segnale positivo». D’altronde, precisa il premier, «siamo il governo dei fatti».

23 dicembre 2009: La riforma fiscale «dovrebbe avere come priorità la famiglia, il lavoro, la ricerca e l’ambiente». Lo dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: «Vogliamo favorire le famiglie con bambini e pensiamo a qualcosa di più ambizioso del quoziente familiare».
8 gennaio 2010: Le agenzie svelano i contenuti della colazione di lavoro tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, ad Arcore: «Il cavaliere avrebbe ribadito la necessità di un “segnale”. L'ipotesi più accreditata è quella di riprendere il discorso del quoziente familiare e di muoversi a favore delle famiglie più numerose. Berlusconi e Tremonti starebbero quindi studiando un piano per poi potersi “giocare” la carta prima delle regionali.

11 gennaio 2010: Pierferdinando Casini (Udc) dice: «C’è un tema fondamentale, quello della famiglia. È stato promesso il quoziente familiare, realizziamo almeno questo, perché una fascia di famiglie italiane è o sta scandendo nella povertà».

13 gennaio 2010: Il dietrofront di Berlusconi. «Ho assistito a molte discussioni televisive circa una nostra promessa elettorale che riguarda il quoziente familiare. È un fatto di giustizia che un singolo che guadagna 100 sia chiamato a pagare più tasse di un padre che deve mantenere una famiglia numerosa», ha aggiunto. Quella del quoziente familiare, resta «la direzione prima su cui in un futuro potremmo convogliare una possibile riduzione delle imposte. I tempi, però, non sono maturi. Ribadisco il nostro impegno, ma purtroppo devo dire che oggi come oggi non c’è nessuna possibilità che questo possa avvenire».

La sorpresa del Forum, tradito di nuovo
Immediata la reazione del Forum delle associaizoni familiari, che già aveva dovuto mandar giù il rospo di una Finanziaria 2010 con «zero euro» sulla riga della famiglia, incluso il segnale minimo che il Forum aveva chiesto al Governo: utilizzare i 2 miliardi e 400 milioni di euro impegnati nel 2009 per il bonus famiglia per avviare parzialmente il quoziente famigliare. Un avvio soft, graduale, che sarebbe stato – in questo senso – a costo zero.
«Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, afferma a sorpresa, dopo tante affermazioni che avevano fatto ben sperare, che il Quoziente familiare per ora non si può fare perché non ci sono i soldi» commenta Francesco Belletti, presidente del Forum. «Intanto verrebbe da dire che se un fisco familiare è questione di giustizia sociale, come lo stesso Berlusconi aggiunge, i soldi in una scala di priorità nella spesa pubblica, si possono anche trovare. Ma poi come abbiamo dimostrato cifre alla mano al sottosegretario Giovanardi ed a tutti i ministri che hanno avuto la disponibilità di riceverci e di ascoltarci, una prima applicazione della nuova tassazione non costerebbe un euro in più di quanto il governo ha stanziato nel 2009 come Bonus famiglia».Non è affatto rivendicativo Belletti. Che infatti precisa: «le famiglie italiane, consapevoli della difficile situazione del Paese, sarebbero disposte a segnali di attenzione che si muovano nel senso di un fisco più giusto senza alcun impegno economico. L’esempio della trasformazione delle detrazioni in deduzioni è lampante. Eppure sembra che non ci sia spazio neppure per questo. Allora forse bisognerebbe verificare l’effettiva volontà di fare qualcosa per le famiglie. Una verifica che con gli appuntamenti elettorali alle porte, si fa quanto mai urgente».

Quoziente sì, quoziente no
Già ieri su Italia Oggi il segretario della Uil, Luigi Angeletti, diceva «no grazie» al «falso mito» del quoziente familiare. «Spero che nessuno pensi di rispolverarlo, è un sistema complicato e dunque poco efficace. Per aiutare le famiglie serve una cosa semplice, una bella deduzione delle tasse di 5mila euro l’anno per ogni figlio», ha detto Angelini.
Anche il Forum storicamente preferisce al quoziente francese il modello tedesco del Bif-basic income family: una deduzione dal reddito imponibile delle spese necessarie per il mantenimento dei figli, cioè per assolvere un obbligo costotuzionale. Le tasse una famiglia le pagherebbe cioè sul reddito realmente disponibile, al netto del costo di mantenimento di un figlio: 7mila euro per il primo figlio, 6mila per il secondo, di nuovo 7mila dal terzo in su, era questa la proposta del Forum un paio di anni fa. «Il modello rimane quello», ci dice ora Belletti. «Chiamiamolo no tax area familiare, presenteremo una nuova proposta. Non è tanto diverso da quel che Angeletti dice, ma io non lo chiamerò mai sconto fiscale perché non mi piace l’idea che sia scontato un diritto».


giovedì 14 gennaio 2010

Italia: il Forum delle famiglie contro la proposta di divorzio breve


Italia: il Forum delle famiglie contro la proposta di divorzio breve


“Oggi come negli anni passati ribadiamo il nostro ‘no’”: così Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, riguardo la proposta di ridurre ancora i tempi per il divorzio in Italia. Se già vi è stato un abbreviamento da 5 a 3 anni del periodo tra separazione e divorzio, la nuova iniziativa - ha dichiarato Belletti - è volta a trasformare “sempre più la separazione legale” in una “semplice e scomoda anticamera dello scioglimento del vincolo”. Belletti - riferisce l’agenzia Zenit - ha chiesto, a nome del Forum, “che il Parlamento, se di divorzio si deve occupare, non tenti di introdurre percorsi di ‘facilitazione’ alla rottura dei legami”, “ma costruisca finalmente una rete di servizi di protezione e prevenzione che abbia come obiettivo l’aiuto alle coppie in difficoltà a proseguire il loro cammino di famiglia”. “Non si tratta – ha affermato Belletti – di mettere i bastoni tra le ruote alle coppie che vogliono dividersi definitivamente o, addirittura, di assumere un ruolo punitivo nei loro confronti”, bensì di lottare contro “la privatizzazione delle relazioni familiari”, il vero rischio che sta correndo la società attuale. “E’ evidente – ha sottolineato Belletti – che le scelte personali sono e restano tali, ma è altrettanto evidente, oltre che costituzionale, che esse hanno implicazioni di primaria importanza per la società”. In Italia, un primo esempio di “divorzio rapido” si è avuto a Firenze, dove due sposi, lui spagnolo, lei italiana, hanno ottenuto il divorzio dopo poco più di un anno dal matrimonio. Ciò è potuto avvenire perché la coppia ha vissuto prevalentemente in Spagna, cosa che ha consentito agli avvocati della donna di applicare la legislazione iberica del 2005, che permette di chiedere lo scioglimento del matrimonio già tre mesi dopo le nozze e di ottenerlo in un periodo che va dai tre ai sei mesi. (F.C.)



Basta una deduzione di 3200 euro per figlio


Basta una deduzione di 3200 euro per figlio
L'intervista Belletti (Associazioni familiari): Il costo pari ai 2,4 miliardi già spesi nel 2009


«Il quoziente familiare sta assumendo tante sfumature e interpretazioni. Ai nuclei italiani basterebbe un segnale di considerazione da parte del governo. Si può cominciare con una deduzione dal reddito complessivo di 3200 euro a figlio insieme a una detrazione di 300 euro a bambino per chi ne ha più di quattro» spiega a Il Tempo, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari Anche lei dà i numeri? «Sono solo il risultato di una simulazione che poggia però sulla cifra che il governo aveva messo a disposizione per il bonus famiglia nel 2009. E cioè circa 2,4 miliardi di euro. Non sono stati confermati per quest'anno per metterli a disposizione del sistema degli ammortizzatori sociali. Non contestiamo la scelta ma avremmo preferito che l'impegno a favore dei nuclei fosse trasformato da temporaneo a strutturale». Non c'è speranza che nel corso dell'anno qualcosa cambi? «È il nostro auspicio. La riscrittura delle regole del sistema fiscale può offrire quello che chiediamo sia realizzato da tempo: l'introduzione di una logica a favore della famiglia che sia di lungo termine». È sufficiente l'introduzione della deduzione di 3200 euro a figlio? «È solo una minima parte di quello che servirebbe. In realtà il Forum aveva proposto la creazione di un meccanismo chiamato Bif e cioè «Basic income family». Un termine anglosassone che si riduce a una maxi deduzione per i familiari a carico». In cosa consiste? «L'idea è una deduzione alla fonte. Dal reddito disponibile si toglie una cifra che, secondo noi, corrisponde alla soglia dell'incapienza. Si tratta di circa 7000 euro per ogni membro. Sulla cifra residua si applicano le normali aliquote Irpef. Perché 7 mila euro? «Per l'attuale sistema fiscale sono il reddito minimo che non va tassato e dunque sufficiente ad assicurare la sopravvivenza. È un parametro che rispecchia le spese che una famiglia sopporta per crescere e mantenere un figlio in famiglia». Un sistema che accontenta tutti? «Un figlio vale 7 mila euro di spese sempre e comunque a prescindere dal reddito familiare. Diversa è l'applicazione del quoziente come nel sistema francese. La sua criticità in quel caso e che lo sconto è più alto al crescere del reddito. Certo queste misure hanno un costo elevato. Difficile immaginare la sostenibilità di certi programmi fiscali. Anche per questo abbiamo proposto cifre più basse. Di assegni familiari non si parla più? È un sistema che oggi ha poco appeal. Di fatto quello che viene raccolto non viene integralmente investito dall'Inps a favore dei nuclei familiari. Oggi poi ci sono una serie di figure contrattuali importanti come i contratti a progetto e le partite Iva che ne sono esentati.

http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2010/01/14/1114780-basta_deduzione_3200_euro_figlio.shtml?refresh_ce

Milano, i single sorpassano le famiglie


Milano, i single sorpassano le famiglie

Sono il 50,6 per cento. In crescita anche nel resto d’Italia. L’identikit: giovani, divorziati, anziani che restano soli


MILANO - «Benvenuti a Milano, città dei single». Così, d’ora in poi, il capoluogo lombardo dovrebbe presentarsi al mondo fin dai cartelli che segnalano l’ingresso nei confini ambrosiani. Tra città delle biciclette, città denuclearizzate, città del cotechino o del mistero, l’Italia offre davvero di tutto. Oggi anche Milano ha un suo primato. Quello di metropoli in cui il paradosso delle famiglie con un solo componente è diventato la norma. Negli ultimi mesi del 2009 i nuclei creati da una persona sola hanno superato quelli con due o più individui. Per la precisione: su 687.401 famiglie presenti in città, 347.651 hanno un unico nome sul campanello. Il 50,6 per cento. Il sorpasso è avvenuto negli ultimi mesi. Solo due anni fa i single registrati all’anagrafe erano 332.987 su un totale di 676.486 famiglie.
La tendenza alla crescita delle famiglie-single è in atto nel nostro Paese da un trentennio. Ma nemmeno i demografi si aspettavano che Milano fosse diventata una città di monadi. «Sono sorpreso—ammette Giancarlo Blangiardo, demografo dell’università Bicocca —. Certo, bisogna tenere conto che i dati dell’anagrafe prendono per buone le dichiarazioni di chi si presenta al Comune come single ma in realtà vive in coppia, da convivente. Detto questo, il fenomeno a Milano ha raggiunto vette altissime». Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? «Nelle nostre attese la quota di famiglie single tenderà a stabilizzarsi nel nostro Paese intorno al 40 per cento», risponde il demografo.


Per saperne di più visita il sito:

mercoledì 13 gennaio 2010

Roma laboratorio quoziente familiare


Roma laboratorio quoziente familiare
Alemanno: Campidoglio pronto a rimodulare tariffe


(ANSA) - ROMA, 10 GEN - Il Comune di Roma come laboratorio del quoziente familiare e' pronto a rimodulare le tariffe che dipendono dal Campidoglio. Cosi' Alemanno.Il sindaco ha parlato di Roma come di un modello per il quoziente familiare perche' anche negli enti locali si possono rimodulare le tariffe e le imposte facendo pagare meno tasse alle famiglie numerose e monoreddito. Alemanno ha anche sollecitato il premier ad anteporre alla riduzione delle aliquote il quoziente familiare.

Federcasalinghe,povere 30% famiglie


Federcasalinghe,povere 30% famiglie
La crisi colpisce soprattutto chi ha figli


(ANSA) - ROMA, 12 GEN - La crisi colpisce soprattutto chi ha figli, e' questo l'allarme lanciato da Federcasalinghe. Secondo l'associazione, che ha presentato a Roma un rapporto sulle 'Famiglie in Bolletta', oggi il 30% degli italiani vive in condizioni di forte disagio economico, sotto la soglia della poverta'. La percentuale sale al 35% se si considerano i nuclei monoreddito con minori, e raggiunge addirittura il 42% per le famiglie con un solo genitore e bambini.

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